{"id":10,"date":"2013-09-04T11:34:00","date_gmt":"2013-09-04T09:34:00","guid":{"rendered":"http:\/\/cdrparatubercolosi.izsler-wp.glauco.it\/la-malattia\/approfondimento-malattia\/"},"modified":"2023-06-29T16:30:44","modified_gmt":"2023-06-29T14:30:44","slug":"approfondimento-malattia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.izsler.it\/cdrparatubercolosi\/la-malattia\/approfondimento-malattia\/","title":{"rendered":"Approfondimento Malattia"},"content":{"rendered":"<div><strong>INTRODUZIONE<\/strong><br \/>\nLa Paratubercolosi \u00e8 una malattia infettiva e contagiosa che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici.<br \/>\nStudiata e descritta per la prima volta nel 1895 da Johne e Frothingham, \u00e8 nota anche come malattia di Johne (Johne&#8217;s Disease).<br \/>\nIl ruolo eziologico di Mycobaterium avium subs. paratuberculosis (Map) fu definito con certezza nel 1912, quando Twort e Ingram riuscirono a coltivare l&#8217;agente eziologico in laboratorio.<br \/>\nNegli ultimi anni l&#8217;attenzione verso questa malattia \u00e8 andata via via aumentando, a causa della sempre maggiore diffusione nell&#8217;allevamento bovino, ovicaprino e negli animali selvatici, nonch\u00e8 per il possibile ruolo patogeno di Map per l&#8217;uomo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>DIFFUSIONE<\/strong><br \/>\nLa Paratubercolosi rappresenta una delle malattie infettive pi\u00f9 importanti per l&#8217;ampia diffusione e per i danni arrecati agli allevamenti, in particolare bovini, dove il tipo di allevamento, le carenze di tipo igienico, le spinte sempre maggiori del punto di vista produttivo e la commercializzazione incontrollata di animali hanno favorito, negli ultimi anni, la diffusione dell&#8217;infezione e l&#8217;aumento di incidenza della malattia.<br \/>\nCome indicano numerose indagini su vasta scala condotte nei Paesi a maggiore vocazione zootecnica, la malattia \u00e8 oggi diffusa in tutto il mondo, con dati di prevalenza di allevamenti infetti variabili dal 7 al 60%.<br \/>\nIn Italia sono state effettuate recentemente alcune indagini epidemiologiche in Veneto, in Lombardia, nel Lazio e in Emilia-Romagna, da cui risulta una diffusione negli allevamenti bovini stimata tra il 20 e il 40%.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>CARATTERISTICHE DEL MICRORGANISMO<\/strong><br \/>\nMycobacterium avium subsp. paratuberculosis \u00e8 dotato di elevata resistenza nell&#8217;ambiente, dove pu\u00f2 sopravvivere per periodi prolungati: 163 giorni nelle acque di fiume, 270 giorni nelle acque stagnanti, 11 mesi nelle feci bovine e nel suolo, ma solo 7 giorni nelle urine.<br \/>\nIn condizioni sperimentali, \u00e8 stato dimostrato che la sopravvivenza di Map nei liquami bovini \u00e8 di 98 giorni a 15\u00b0C, ma pu\u00f2 raggiungere 252 giorni a 5 \u00b0C.<br \/>\nMap non si moltiplica nell&#8217;ambiente, ma solo all&#8217;interno delle specie animali recettive, dove trova un habitat favorevole all&#8217;interno dei macrofagi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>EPIDEMIOLOGIA<\/strong><br \/>\nLa Paratubercolosi \u00e8 una malattia tipica, ma non esclusiva dei ruminanti, in quanto altre specie animali non ruminanti sono recettive all&#8217;infezione naturale e sperimentale, ed in alcuni casi possono manifestare i sintomi della malattia. Mentre il ruolo epidemiologico dei ruminanti selvatici \u00e8 dimostrato, altrettanto non si pu\u00f2 dire per le specie animali non ruminanti, non essendo ancora completamente chiarita la loro capacit\u00e0 di diffondere Map nell&#8217;ambiente in dosi infettanti.<br \/>\nLa via pi\u00f9 comune di introduzione dell&#8217;infezione in allevamento \u00e8 l&#8217;acquisto di animali infetti.<br \/>\nEssendo l&#8217;infezione localizzata elettivamente a livello intestinale, il materiale infettante di importanza primaria \u00e8 rappresentato dalle feci. Gli animali infetti possono eliminare con le feci, in maniera continua o intermittente, notevoli quantit\u00e0 di micobatteri, fino a cinquemila miliardi al giorno.<br \/>\nNelle fasi avanzate di infezione, Map diffonde a vari organi ed apparati e pu\u00f2 essere presente in altri liquidi biologici come il latte, il seme e l&#8217;espettorato.<br \/>\nLa recettivit\u00e0 all&#8217;infezione \u00e8 massima nel vitello e diminuisce con l&#8217;aumentare dell&#8217;et\u00e0; generalmente nei soggetti infettatisi da giovani con elevate quantit\u00e0 di Map si manifestano pi\u00f9 frequentemente i sintomi di malattia.<br \/>\nL&#8217;infezione si realizza generalmente nel vitello:<\/div>\n<ul>\n<li>per via congenita (nel 20-40% dei soggetti nati da madre con malattia clinicamente manifesta e nel 10-20% dei soggetti nati da madri con infezione subclinica);<\/li>\n<li>per ingestione di colostro\/latte infetto, che risulta tale nel 35% delle bovine con malattia clinicamente manifesta e nel 3-19% delle bovine con infezione subclinica;<\/li>\n<li>per contatto con ambiente contaminato (mammelle imbrattate da feci infette, lettiera, acqua e alimenti contaminati).<\/li>\n<\/ul>\n<p>L&#8217;inadeguatezza strutturale degli abbeveratoi e la conseguente mancata protezione dalla contaminazione fecale, cos\u00ec come la pratica della fertirrigazione possono rappresentare fattori di rischio per la diffusione dell&#8217;infezione in allevamenti infetti.<\/p>\n<div><strong>MANIFESTAZIONI CLINICHE E DANNI ECONOMICI<\/strong><br \/>\nIl periodo di incubazione della malattia pu\u00f2 variare da alcuni mesi a diversi anni.<br \/>\nLa malattia compare generalmente in animali di 3-5 anni di et\u00e0, pi\u00f9 frequentemente in prossimit\u00e0 del parto.<br \/>\nI sintomi iniziali sono generalmente vaghi: diminuzione dell&#8217;incremento ponderale, pelo ruvido e opaco, cute secca e anelastica; sono segnalati diminuzione della produzione lattea, ipofertilit\u00e0, anemia, febbre intermittente, edema intermandibolare.<br \/>\nNel bovino in seguito compare la diarrea, talora molto profusa, cronica o intermittente, con periodi di remissione di settimane o mesi; in questa fase l&#8217;appetito \u00e8 conservato.<br \/>\nNegli stadi terminali si ha anoressia, diarrea talvolta emorragica, edema nella regione dell&#8217;addome, depressione del sensorio, grave e progressivo scadimento delle condizioni generali, fino alla morte.<br \/>\nL&#8217;impatto economico della Paratubercolosi, al di l\u00e0 delle perdite legate alle forme cliniche, \u00e8 difficile da quantificare.<br \/>\nL&#8217;effetto negativo della Paratubercolosi sulla produzione lattea \u00e8 ben documentato: la maggior parte degli studi riporta un calo di produzione di oltre il 15% nelle bovine colpite dalla forma clinicamente manifesta, e del 5-15% in quelle con infezione subclinica.<br \/>\nIn bovini da carne con infezione subclinica si \u00e8 osservata una significativa diminuzione dell&#8217;incremento ponderale (-13%) ed un peggioramento sia dell&#8217;indice di conversione degli alimenti (-10,2% per l&#8217;energia e -12,5% per la SS), che della valutazione della carcassa al macello.<br \/>\nLa maggiore incidenza di problemi di fertilit\u00e0, di mastiti, o di altri problemi di natura sanitaria in soggetti infetti \u00e8 stata segnalata, ma necessita di maggiori approfondimenti. La perdita di materiale genetico legata alla macellazione precoce \u00e8 difficilmente quantificabile in termini di impatto economico, ma deve essere necessariamente annoverata nelle perdite.<br \/>\nNon sono da sottovalutare anche i danni che potrebbero derivare dalla limitazione del commercio degli animali infetti o provenienti da allevamenti infetti, qualora l&#8217;Italia decida di perseguire la via del controllo dell&#8217;infezione, tracciata dalla maggior parte dei Paesi a vocazione zootecnica.<br \/>\nIl danno economico di maggior rilievo, negli allevamenti ad alta prevalenza d&#8217;infezione, \u00e8 legato alla necessit\u00e0, da parte dell&#8217;allevatore, di non forzare sulle produzioni, in quanto ci\u00f2 potrebbe rappresentare un fattore condizionante alla comparsa delle manifestazioni cliniche.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>DIAGNOSI<\/strong><br \/>\nUno degli ostacoli maggiori al controllo della Paratubercolosi \u00e8 rappresentato dalla difficolt\u00e0 di una diagnosi certa d&#8217;infezione, legata alla scarsa sensibilit\u00e0 dei test diagnostici.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>DIAGNOSI DIRETTA<br \/>\nL&#8217;esame colturale delle feci \u00e8 quello che permette una diagnosi pi\u00f9 affidabile, in quanto, pur presentando una sensibilit\u00e0 limitata (40-50%), dimostra una specificit\u00e0 assoluta.<br \/>\nLa soglia di rilevazione della metodica \u00e8 di circa 10-100 micobatteri\u00a0 per grammo di feci, quindi molto pi\u00f9 sensibile rispetto all&#8217;osservazione microscopica diretta delle feci mediante colorazione di Ziehl-Neelsen (1.000.000\/grammo di feci). Quest&#8217;ultima metodica \u00e8 applicabile unicamente su campioni prelevati da animali colpiti dalla forma clinica, ma sicuramente non \u00e8 idonea ed individuare i soggetti eliminatori subclinici nell&#8217;ambito dei piani di controllo.<br \/>\nA fronte dell&#8217;attendibilit\u00e0 assoluta dell&#8217;esame colturale delle feci, non si possono sottacere i numerosi inconvenienti di tale test, quali i lunghi tempi di attesa per la risposta, i frequenti inquinamenti che ne inficiano il risultato, i costi elevati, la necessit\u00e0 di attrezzature e personale specializzato e dotato di esperienza.<br \/>\nLe tecniche di biologia molecolare (PCR) allo stato attuale non permettono di raggiungere risultati di sensibilit\u00e0 analoghi alle metodiche colturali; per questo motivo la PCR \u00e8 oggi raccomandata in particolare per la tipizzazione dei ceppi isolati in coltura o per la diagnosi diretta su animali con forma clinica.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>DIAGNOSI INDIRETTA<br \/>\nIl test di valutazione dell&#8217;immunit\u00e0 umorale attualmente pi\u00f9 utilizzato \u00e8 il test ELISA.<br \/>\nLa sensibilit\u00e0 del test ELISA in allevamento infetto pu\u00f2 variare, in funzione dello stadio di infezione, dal 15% (fasi iniziali asintomatiche con eliminazione fecale scarsa) all&#8217;87% (sintomatologia clinica in atto con eliminazione fecale molto elevata).<br \/>\nIl preadsorbimento dei sieri con Mycobacterium phlei , come previsto dal Manuale OIE, limitando la possibilit\u00e0 di reazioni crociate con micobatteri eterologhi, ha notevolmente migliorato la specificit\u00e0 del test ELISA, che risulta essere superiore al 99%.<br \/>\nIl test di immunodiffusione in gel di agar (AGID), di semplice e rapida esecuzione, a fronte di una specificit\u00e0 ottima, presenta una bassa sensibilit\u00e0, inferiore al test ELISA nelle fasi precliniche; per questo motivo se ne consiglia l&#8217;applicazione solo in animali con sintomatologia clinica in atto.<br \/>\nViene ancora utilizzato negli ovicaprini e nei selvatici, in parallelo al test ELISA.<\/div>\n<div>I test di valutazione dell&#8217;immunit\u00e0 cellulo-mediata (skin test e test del gamma-interferon), pur manifestando una buona sensibilit\u00e0, dimostrano scarsa specificit\u00e0.<br \/>\nIl vantaggio di questo tipo di test \u00e8 la precocit\u00e0 di risposta e dunque la capacit\u00e0 di svelare le nuove infezioni negli animali giovani; al contrario, dato che gli animali in fase avanzata di infezione dimostrano un calo di reattivit\u00e0, tale test dimostra una scarsa correlazione con l&#8217;entit\u00e0 dell&#8217;escrezione fecale.<br \/>\nL&#8217;utilizzo di questo tipo di test, in particolare il test intradermico, facile da eseguire e a basso costo, potrebbe essere sostanzialmente quello di monitorare la diffusione dell&#8217;agente eziologico in allevamento e quindi di formulare un giudizio sulle misure di ordine igienico sanitario messe in atto a protezione dei vitelli.<br \/>\nE&#8217; da ricordare inoltre che l&#8217;infezione da Map pu\u00f2 essere causa di reazione para-allergica alla prova tubercolinica ed interferire quindi con i piani di eradicazione della tubercolosi bovina. In questi casi, data l&#8217;appartenenza di Map alla specie Mycobacterium avium, la prova comparativa (con tubercolina aviare o Johnina) \u00e8 di valido aiuto nella diagnosi differenziale.<\/div>\n<div><strong>CONTROLLO ED ERADICAZIONE NEGLI ALLEVAMENTI INFETTI<\/strong><br \/>\nLe strategie di controllo si basano sull&#8217;adozione contemporanea di misure tendenti a:<\/div>\n<ul>\n<li>eliminare i soggetti infetti, in particolare quelli con alta escrezione fecale di Map;<\/li>\n<li>proteggere i vitelli dall&#8217;infezione.<\/li>\n<\/ul>\n<div>La diminuzione della prevalenza in allevamento passa attraverso l&#8217;eliminazione dei soggetti infetti, in particolare ad alta escrezione fecale di Map e della loro prole.<br \/>\nLa periodicit\u00e0 dei controlli da eseguire sugli animali \u00e8 in funzione della prevalenza dell&#8217;infezione in allevamento, oltre che degli obbiettivi dell&#8217;allevatore.<\/div>\n<div>Le misure di protezione dei vitelli, analogamente alle norme di profilassi contro le enteriti neonatali, mirano ad evitare il contatto diretto o indiretto del vitello con le feci potenzialmente infette degli adulti. A tale scopo si raccomanda il precoce isolamento del vitello, la sua alimentazione con colostro di vacche negative, l&#8217;allevamento in gruppi omogenei di et\u00e0 fino all&#8217;et\u00e0 adulta, la protezione delle mangiatoie e degli abbeveratoi dalla contaminazione fecale.<\/div>\n<div>La vaccinazione, nonostante sia un mezzo economico per ridurre la percentuale di casi clinici di malattia, presenta numerosi inconvenienti, come:<\/div>\n<ul>\n<li>l&#8217;interferenza con la reazione della tubercolina bovina; per tale motivo in Italia il suo utilizzo \u00e8 vietato;<\/li>\n<li>la sensibilizzazione ai test allergici e sierologici che divengono inapplicabili sul soggetto vaccinato; gli unici metodi diagnostici utilizzabili rimarrebbero la coltura fecale e la PCR;<\/li>\n<li>la possibilit\u00e0 di lesioni al punto di inoculo;<\/li>\n<li>la patogenicit\u00e0 del vaccino per l&#8217;uomo in caso di inoculazione accidentale;<\/li>\n<li>l&#8217;incompatibilit\u00e0 con un&#8217;ottica di eradicazione dell&#8217;infezione, oggi ancor pi\u00f9 motivata dalle recenti ipotesi di coinvolgimento di MAP nel Morbo di Crohn dell&#8217;uomo.<\/li>\n<\/ul>\n<div>Non esiste una terapia efficace in grado di eliminare l&#8217;infezione, anche se prolungata per lunghi periodi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L&#8217;introduzione di animali infetti \u00e8 quasi sempre il mezzo di introduzione dell&#8217;infezione in allevamento. I vari test diagnostici a disposizione non ci danno in nessun caso la certezza che il soggetto negativo sia sano; per questo motivo \u00e8 sempre opportuno che le garanzie riguardino l&#8217;intero allevamento di provenienza dell&#8217;animale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>PARATUBERCOLOSI COME POSSIBILE ZOONOSI<\/strong><br \/>\nE&#8217; almeno un secolo che si discute, a livello scientifico, su un possibile ruolo zoonosico di Map nel Morbo di Crohn, viste le apparenti similitudini dei sintomi e delle lesioni. Molte ricerche sono state realizzate, soprattutto negli ultimi anni, dopo la messa a punto di nuovi e pi\u00f9 sofisticati test diagnostici.<br \/>\nAl momento non esistono elementi tali da confermare definitivamente questa ipotesi, in quanto esistono studi che riportano un legame apparentemente evidente tra la malattia e Map ed altri che lo escludono.<br \/>\nLe ipotesi patogenetiche ipotizzano che Ma possa essere:<\/div>\n<ul>\n<li>un agente patogeno primario per l&#8217;uomo;<\/li>\n<li>un agente patogeno in grado di esplicare il suo ruolo non in maniera autonoma, ma solo in presenza di altri microrganismi;<\/li>\n<li>un agente opportunista, in grado di esplicare il proprio ruolo patogeno solo in soggetti immunodepressi o geneticamente predisposti;<\/li>\n<li>un agente commensale privo di alcun ruolo patogeno.<\/li>\n<\/ul>\n<div>Le difficolt\u00e0 nel chiarire il problema sono legate alle caratteristiche della malattia e del microrganismo, e alla mancanza di un protocollo diagnostico standardizzato da adottare nelle ricerche.<br \/>\nMap \u00e8 stato sospettato inoltre di essere l&#8217;agente causale di altre patologie, come la Scrofula, la Sarcoidosi, la Colite Ulcerativa e il Diabete tipo 1.<br \/>\nMap \u00e8 un microrganismo il cui serbatoio naturale \u00e8 rappresentato dai bovini. L&#8217;esposizione dell&#8217;uomo \u00e8 garantita dalla sua presenza nella catena alimentare. Sebbene tra gli alimenti imputati siano annoverati i vegetali e l&#8217;acqua contaminati da deiezioni di allevamenti infetti, le fonti di contagio pi\u00f9 accreditate rimangono gli alimenti di origine animale, in particolare il latte e i prodotti derivati.<br \/>\nA questo proposito \u00e8 da sottolineare che da diversi studi \u00e8 emersa la possibilit\u00e0 di sopravvivenza di Map alla temperatura di pasteurizzazione (72\u00b0C per 15&#8243;).<br \/>\nAnche se allo stato attuale delle conoscenze non si pu\u00f2 affermare con certezza che esista una relazione tra Map e Morbo di Crohn, le conoscenze a disposizione impongono ulteriori approfondimenti e conferme, ma forniscono comunque una motivazione per intervenire nel controllo della diffusione della Paratubercolosi, come auspicato dal <a href=\"http:\/\/www.izsler.it\/cdrparatubercolosi\/wp-content\/uploads\/sites\/11\/2023\/06\/AM-01_Report-della-Comunita-Europea-2000.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Report della Comunit\u00e0 Europea (2000)<\/a>, dal titolo &#8220;Possibile link between Crohn&#8217;s disease and paratuberculosis&#8221;, in cui si conclude che: &#8220;le evidenze finora disponibili non sono sufficienti n\u00e9 per confermare, n\u00e9 per escludere che Map sia l&#8217;agente causale almeno di una parte dei casi di CD. Sono necessarie ulteriori ricerche per risolvere questo dubbio&#8221;. Ad ogni modo, lo sviluppo degli strumenti atti a eradicare la paratubercolosi negli animali deve costituire una priorit\u00e0&#8221;.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INTRODUZIONE La Paratubercolosi \u00e8 una malattia infettiva e contagiosa che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici. Studiata e descritta per la prima volta nel 1895 da Johne e Frothingham, \u00e8 nota anche come malattia di Johne (Johne&#8217;s Disease). 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