{"id":8,"date":"2009-03-09T16:00:00","date_gmt":"2009-03-09T15:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/cdrparatubercolosi.izsler-wp.glauco.it\/la-malattia\/"},"modified":"2025-03-31T09:08:55","modified_gmt":"2025-03-31T07:08:55","slug":"la-malattia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.izsler.it\/cdrparatubercolosi\/la-malattia\/","title":{"rendered":"La malattia"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify\">\n<p><strong><u>Breve descrizione della malattia<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La paratubercolosi \u00e8 una malattia infettiva e contagiosa che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici, ma il cui agente eziologico, il <em>Mycobacterium avium<\/em> subsp. <em>paratuberculosis<\/em>, si \u00e8 rivelato in grado di infettare anche altre specie animali. Studiata e descritta nei ruminanti per la prima volta nel 1895 da Johne e Frothingham, \u00e8 nota anche come malattia di Johne (Johne\u2019s Disease).<br \/>\nIl ruolo eziologico di\u00a0<em>Mycobaterium avium\u00a0subs.\u00a0paratuberculosis<\/em>\u00a0(MAP) fu definito con certezza nel 1912, quando Twort e Ingram riuscirono a coltivare l\u2019agente eziologico in laboratorio.<br \/>\nNegli ultimi anni l\u2019attenzione verso questa malattia \u00e8 andata progressivamente aumentando, a causa della sempre maggiore diffusione nell\u2019allevamento bovino, ovicaprino e negli animali selvatici, nonch\u00e9 a causa del possibile ruolo patogeno di MAP per l\u2019uomo, anche se il suo ruolo come agente zoonosico \u00e8 ancora in discussione.<\/p>\n<p>DIFFUSIONE<br \/>\nCome indicano numerose indagini su vasta scala condotte nei Paesi a maggiore vocazione zootecnica, la malattia \u00e8 oggi diffusa in tutto il mondo.<br \/>\nIn Italia sono state effettuate alcune indagini epidemiologiche in Veneto, in Lombardia, nel Lazio, in Umbria e Marche, in Emilia-Romagna, da cui risulta una prevalenza di allevamenti bovini infetti superiore al 50%. Essendo la malattia a lenta diffusione ed i test di laboratorio poco sensibili, la prevalenza di animali positivi \u00e8 pi\u00f9 limitata (&lt;5% nei vari studi pubblicati sul territorio italiano relativi al patrimonio bovino).<br \/>\nRelativamente alla diffusione nell\u2019allevamento ovi-caprino, le indagini effettuate su ovini e caprini in diverse regioni italiane quali Marche, Sicilia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Lombardia mostrano prevalenza di allevamenti infetti simile ed anche maggiore rispetto a quella dell\u2019allevamento bovino.<\/p>\n<p>CARATTERISTICHE DEL MICRORGANISMO<br \/>\n<em>Mycobacterium avium<\/em>\u00a0subsp.\u00a0<em>paratuberculosis<\/em>\u00a0\u00e8 dotato di elevata resistenza nell\u2019ambiente, dove pu\u00f2 sopravvivere per periodi prolungati: 163 giorni nelle acque di fiume, 270 giorni nelle acque stagnanti, 11 mesi nelle feci bovine e nel suolo.<br \/>\nIn condizioni sperimentali, \u00e8 stato dimostrato che la sopravvivenza di MAP nei liquami bovini \u00e8 di 98 giorni a 15\u00b0C, ma pu\u00f2 raggiungere 252 giorni a 5 \u00b0C.<br \/>\nMAP non si moltiplica nell\u2019ambiente, ma solo all\u2019interno delle specie animali recettive, dove trova un habitat favorevole all\u2019interno dei macrofagi.<\/p>\n<p>EPIDEMIOLOGIA<br \/>\nLa paratubercolosi colpisce primariamente i ruminanti domestici e selvatici.<br \/>\nAltre specie animali non ruminanti sono recettive all\u2019infezione naturale e sperimentale, ed in alcuni casi possono manifestare i sintomi della malattia. Mentre il ruolo epidemiologico dei ruminanti selvatici \u00e8 dimostrato, altrettanto non si pu\u00f2 dire per le specie animali non ruminanti (fatta eccezione per il coniglio selvatico), non essendo ancora completamente chiarita la loro capacit\u00e0 di diffondere MAP nell\u2019ambiente in dosi infettanti.<br \/>\nLa via pi\u00f9 comune di introduzione dell\u2019infezione in allevamento \u00e8 l\u2019acquisto di animali infetti.<br \/>\nUn fattore di rischio per l\u2019introduzione della malattia \u00e8 la condivisione di pascoli con animali di allevamenti di stato sanitario sconosciuto e ruminanti selvatici.<br \/>\nEssendo l\u2019infezione localizzata elettivamente a livello intestinale, il materiale infettante di importanza primaria \u00e8 rappresentato dalle feci. Gli animali infetti possono eliminare con le feci, in maniera continua o intermittente, notevoli quantit\u00e0 di micobatteri (fino a 10 miliardi\/g di feci).<br \/>\nNelle fasi avanzate di infezione, MAP diffonde a vari organi ed apparati e pu\u00f2 essere presente in altri liquidi biologici come il latte, il seme e l\u2019espettorato.<br \/>\nLa recettivit\u00e0 all\u2019infezione \u00e8 massima negli animali giovani e diminuisce con l\u2019aumentare dell\u2019et\u00e0; generalmente i sintomi di malattia si manifestano nei soggetti infettatisi da giovani con elevate quantit\u00e0 di MAP.<br \/>\nL\u2019infezione si realizza principalmente per via fecale \u2013 orale attraverso l\u2019ingestione di alimenti ed acqua contaminati. Il latte e il colostro possono essere contaminati sia per via endogena, attraverso il trasferimento di MAP dai dotti lattiferi, sia per via esogena, attraverso la suzione da mammelle imbrattate da feci infette. La probabilit\u00e0 di contaminazione del colostro e del latte \u00e8 maggiore nei soggetti con malattia clinicamente manifesta rispetto ai soggetti con infezione subclinica.<br \/>\nAnalogamente l\u2019infezione per via congenita \u00e8 dimostrata nel 20-40% dei soggetti nati da madre con malattia clinicamente manifesta e nel 10-20% dei soggetti nati da madri con infezione subclinica.<br \/>\nAccanto al contatto maggiormente a rischio (adulto-giovane), bisogna sottolineare che la trasmissione dell\u2019infezione \u00e8 stata dimostrata anche attraverso contatti giovane-giovane e adulto-adulto, anche se questi casi rappresentano un rischio minore.<br \/>\nStudi recenti hanno inoltre dimostrato la possibilit\u00e0 di infezione aerogena in ambiente altamente contaminato.<br \/>\nL\u2019inadeguatezza strutturale delle mangiatoie, degli abbeveratoi e la conseguente mancata protezione dalla contaminazione fecale, cos\u00ec come la pratica della fertirrigazione possono rappresentare fattori di rischio per la diffusione dell\u2019infezione.<\/p>\n<p>MANIFESTAZIONI CLINICHE E DANNI ECONOMICI<br \/>\nNel bovino il periodo di incubazione della malattia varia da 2 a 15 anni (pi\u00f9 frequentemente 3-5 anni). I sintomi iniziali compaiono generalmente in prossimit\u00e0 del parto e sono spesso aspecifici:\u00a0 diminuzione dell\u2019incremento ponderale, pelo ruvido e opaco, cute secca e anelastica, diminuzione della produzione lattea, ipofertilit\u00e0, anemia, febbre intermittente, edema intermandibolare.<br \/>\nIn seguito compare la diarrea, talora molto profusa, cronica o intermittente, con periodi di remissione di settimane o mesi; in questa fase l\u2019appetito \u00e8 conservato.<br \/>\nNegli stadi terminali si ha anoressia, depressione del sensorio, grave e progressivo scadimento delle condizioni generali, fino alla morte.<\/p>\n<p>Negli ovi-caprini la malattia compare generalmente in animali di oltre 1-2 anni di et\u00e0.<br \/>\nI sintomi iniziali sono sovrapponibili a quelli del bovino: perdita di peso con appetito conservato, scadenti condizioni generali, diminuzione della consistenza fecale, riduzione del movimento (animali che rimangono in coda al gruppo) emaciazione, pelo ruvido e opaco, diminuzione della produzione lattea, edema intermandibolare. La diarrea, sintomo patognomonico della malattia nel bovino, compare solo nel 10-20% degli animali infetti in fase terminali.<\/p>\n<p>L\u2019effetto negativo della paratubercolosi sulla produzione lattea \u00e8 ben documentato: la maggior parte degli studi riporta un calo di produzione del 15-20% negli animali colpiti da forma clinica, e del 5-10% in quelle con infezione subclinica.<br \/>\nIl calo di fertilit\u00e0 e le perdite dovute alla macellazione precoce degli animali colpiti da forma clinica o positivi ai test vanno inoltre inclusi nei danni economici.<br \/>\nNon sono da sottovalutare anche i danni che potrebbero derivare dalla limitazione del commercio degli animali infetti o degli animali provenienti da allevamenti o aree infette, qualora presenti regolamenti a livello nazionale o regionale che limitino il commercio degli animali positivi. Tuttavia, ll nuovo Regolamento (UE) 2016\/429 (\u201cAnimal Health Law\u201d), il relativo Regolamento di Esecuzione (UE) 2018\/1882, e il Decr. Lgsl. 2022\/136 inquadrano la paratubercolosi tra le malattie di categoria E, per le quali \u00e8 necessario da parte degli Stati Membri attivare un sistema di sorveglianza. Le Linee guida nazionali sono state aggiornate in tal senso.<\/p>\n<p>DIAGNOSI<br \/>\nUno degli ostacoli maggiori al controllo della Paratubercolosi \u00e8 rappresentato dalla difficolt\u00e0 di una diagnosi certa d\u2019infezione, legata principalmente alla scarsa sensibilit\u00e0 dei test diagnostici.<\/p>\n<p><em><u>Diagnosi diretta.<\/u><\/em><br \/>\nL\u2019esame colturale delle feci \u00e8 storicamente il test considerato pi\u00f9 accurato, in quanto, pur presentando una sensibilit\u00e0 limitata (40-50%), dimostra una specificit\u00e0 assoluta (quando associato a ulteriori test di conferma permette di escludere false positivit\u00e0), se si escludono i fenomeni di possibile transito passivo in allevamenti ad elevata biocontaminazione.<br \/>\nGli svantaggi della coltura sono rappresentati dal lungo tempo di attesa per la risposta (le colture richiedono almeno 16 settimane di incubazione), i possibili inquinamenti che ne inficiano il risultato, ed i costi elevati.<br \/>\nLe tecniche di biologia molecolare (PCR) consentono di confermare i casi clinici in tempi rapidi, senza aspettare i lunghi tempi necessari per la crescita del batterio in coltura. A fronte di una sensibilit\u00e0 paragonabile o superiore a quella della coltura, la PCR presenta per\u00f2 costi pi\u00f9 elevati, specie per un suo utilizzo su vasta scala nell\u2019ambito di piani di controllo. Attualmente infatti la PCR, cos\u00ec come la coltura, sono le metodiche indicate dalle linee guida per dirimere eventuali dubbi emersi dall\u2019utilizzo del saggio ELISA, che \u00e8 il test maggiormente utilizzato nell\u2019ambito dei piani di controllo<\/p>\n<p><em><u>Diagnosi indiretta<\/u><\/em>. Il test indiretto attualmente pi\u00f9 utilizzato nell\u2019ambito dei piani di controllo e monitoraggio, principalmente per il suo costo limitato, \u00e8 il test ELISA.<br \/>\nLa sensibilit\u00e0 del test ELISA in allevamento infetto varia in funzione dello stadio di infezione, dal 15% (fasi iniziali asintomatiche con eliminazione fecale scarsa) all\u201985-90% (sintomatologia clinica in atto con eliminazione fecale molto elevata).<br \/>\nLa specificit\u00e0 riportata \u00e8 molto elevata (98-99%). E\u2019 comunque opportuno evitare il test sierologico nei 3 mesi successivi al test della tubercolina bovina, che potrebbe causare false positivit\u00e0.<br \/>\nIl test di immunodiffusione in gel di agar (AGID), di semplice e rapida esecuzione, a fronte di una specificit\u00e0 ottima, presenta una bassa sensibilit\u00e0, inferiore al test ELISA nelle fasi precliniche; per questo motivo se ne consiglia l\u2019applicazione solo in animali con sintomatologia clinica in atto.<br \/>\nViene ancora utilizzato negli ovicaprini e nei selvatici, in parallelo al test ELISA.<br \/>\nI test di valutazione dell\u2019immunit\u00e0 cellulo-mediata (skin test e test del gamma-interferon), pur manifestando una buona sensibilit\u00e0, dimostrano scarsa specificit\u00e0 a causa delle possibili reazioni crociate con Micobatteri ambientali. Il vantaggio di questi test \u00e8 la precocit\u00e0 di risposta e dunque la capacit\u00e0 di svelare l\u2019esposizione a MAP degli animali giovani; al contrario, dato che gli animali che reagiscono in modo pi\u00f9 efficace sono in grado di contenere l\u2019infezione, si \u00e8 osservata una scarsa correlazione della positivit\u00e0 con la progressione dell\u2019infezione.<br \/>\nE\u2019 da ricordare inoltre che l\u2019infezione da MAP pu\u00f2 essere causa di reazione para-allergica alla prova tubercolinica ed interferire quindi con i piani di eradicazione della tubercolosi bovina. In questi casi, data l\u2019appartenenza di MAP alla specie\u00a0<em>Mycobacterium avium<\/em>, la prova comparativa (con tubercolina aviare o\u00a0<em>Johnin<\/em>) \u00e8 di valido aiuto nella diagnosi differenziale.<\/p>\n<p>CONTROLLO ED ERADICAZIONE NEGLI ALLEVAMENTI INFETTI<br \/>\nL\u2019acquisto di animali infetti \u00e8 quasi sempre il mezzo di introduzione dell\u2019infezione in allevamento; a tal proposito bisogna sottolineare che i vari test diagnostici a disposizione, se applicati sul singolo capo oggetto di compravendita, non ci danno in nessun caso la certezza che il soggetto negativo sia sano; per questo motivo \u00e8 sempre opportuno che le garanzie riguardino l\u2019intero allevamento di provenienza dell\u2019animale.<br \/>\nQuesto concetto \u00e8 alla base delle \u00ab<em>Linee guida per l\u2019adozione dei Piani di controllo e per l\u2019assegnazione della qualifica sanitaria agli allevamenti di specie sensibili (bovini, bufalini, ovini, caprini) nei confronti della paratubercolosi<\/em>\u00bb.<br \/>\nPremesso che non esiste una terapia in grado di eliminare l\u2019infezione, le strategie di controllo in allevamento infetto si basano sull\u2019adozione contemporanea di misure tendenti a:<\/p>\n<ul>\n<li>eliminare i soggetti infetti, in particolare quelli con alta escrezione fecale di MAP ed eventualmente la loro prole;<\/li>\n<li>proteggere gli animali giovani dall\u2019infezione;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Le misure di protezione dei giovani mirano ad evitare il contatto diretto o indiretto con le feci potenzialmente infette degli adulti. A tale scopo si raccomanda il precoce isolamento della madre, l\u2019alimentazione con colostro di animali negativi, l\u2019allevamento in gruppi omogenei di et\u00e0 fino all\u2019et\u00e0 adulta, la protezione delle mangiatoie e degli abbeveratoi dalla contaminazione fecale.<br \/>\nNegli animali da carne, risultando inapplicabile la separazione del neonato dalla madre, \u00e8 consigliabile l\u2019allevamento separato dei capi positivi, con la relativa prole, da quelli negativi ai test.<br \/>\nI test diagnostici per la rilevazione dei capi infetti possono essere applicati in associazione (test sierologico e PCR\/coltura fecale) per aumentare la sensibilit\u00e0 della rilevazione. La periodicit\u00e0 dei controlli da eseguire sugli animali \u00e8 in funzione della prevalenza dell\u2019infezione in allevamento, oltre che degli obbiettivi e delle risorse dell\u2019allevatore.<\/li>\n<li>La strategia vaccinale, secondo un recente sondaggio esteso a 48 paesi nel mondo, \u00e8 applicata in meno di un terzo dei Paesi partecipanti. In Italia con la revisione delle Linee guida,\u00a0 \u00e8 stata inserita la possibilit\u00e0 di vaccinazione nella specie caprina, pur con le dovute limitazioni (allevamenti caprini non in compresenza di bovini, alta prevalenza di infezione e\/o ad alta incidenza annua di casi clinici), previa approvazione da parte dei Servizi Veterinari territorialmente competenti. Lo stato vaccinale del singolo capo deve essere riportato all\u2019interno della Banca Dati Nazionale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La somministrazione deve essere eseguita per via sottocutanea nella cute del collo, dietro l\u2019orecchio, nei primi giorni di vita.<br \/>\nIl meccanismo d\u2019azione del vaccino non \u00e8 ben conosciuto; si pensa che la vaccinazione modifichi i processi immunopatologici che portano all\u2019infiammazione cronica progressiva dell\u2019intestino, responsabile della forma clinica. Di conseguenza, l\u2019utilizzo della vaccinazione, pur non essendo in grado n\u00e9 di prevenire l\u2019infezione, n\u00e9 di curarla, fa s\u00ec che i soggetti vaccinati siano in grado di arrestare la progressione dell\u2019infezione e delle conseguenti lesioni intestinali, riducendo l\u2019incidenza di casi clinici conclamati, e ritardandone l\u2019insorgenza, con conseguenti benefici economici per l\u2019allevatore. E\u2019 stato inoltre riportato un effetto del vaccino nel ridurre l\u2019escrezione di <em>Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis<\/em> da parte dei soggetti infetti, con conseguente riduzione della biocontaminazione ambientale e della diffusione dell\u2019infezione all\u2019interno dell\u2019allevamento.<br \/>\nNonostante la vaccinazione rappresenti un possibile approccio al problema, in particolare negli ovi-caprini, limitatamente ai greggi dove la prevalenza di infezione e di casi clinici \u00e8 elevata, \u00e8 necessario sottolineare che:<\/p>\n<ul>\n<li>il vaccino interferisce con la reazione della tubercolina bovina. Per tale motivo in Italia il suo utilizzo \u00e8 esplicitamente vietato negli allevamenti bovini e bufalini (art.21, punto 4 del DM 592 del 15.12.1995). In caso di compresenza con le specie precedenti, anche la specie caprina deve essere sottoposta a controllo (All II Reg CE 1662\/2006), e di conseguente il divieto deve intendersi esteso in questo caso anche a questa specie;<\/li>\n<li>la sensibilizzazione ai test sierologici per la paratubercolosi, che divengono cos\u00ec inapplicabili sul soggetto vaccinato; gli unici metodi diagnostici utilizzabili rimangono quelli di diagnosi diretta (coltura fecale e PCR), molto pi\u00f9 costosi dei test sierologici;<\/li>\n<li>la possibilit\u00e0 di lesioni al punto di inoculo che possono necessitare la toelettatura della carcassa al macello;<\/li>\n<li>la patogenicit\u00e0 del vaccino per l\u2019uomo in caso di inoculazione accidentale, per la cui prevenzione \u00e8 necessaria l\u2019adozione di idonee misure di sicurezza (strumenti di inoculo ad hoc, corretto contenimento degli animali, rimozione sicura degli aghi).<\/li>\n<\/ul>\n<p>PARATUBERCOLOSI COME POSSIBILE ZOONOSI<br \/>\nE\u2019 almeno un secolo che si discute, a livello scientifico, su un possibile ruolo zoonotico di MAP nel Morbo di Crohn, viste le apparenti similitudini dei sintomi e delle lesioni.<br \/>\nMAP \u00e8 stato sospettato inoltre di essere l\u2019agente causale di altre patologie, come il Diabete tipo 1, La Sclerosi Multipla, la tiroidite di Hashimoto e la Sarcoidosi.<br \/>\nUn recente parere EFSA (2016\/429) ribadisce che, nonostante non esistano elementi tali da confermare un ruolo zoonotico di MAP, dall\u2019altra parte non ci sono elementi in grado di escluderlo definitivamente.<br \/>\nL\u2019esposizione dell\u2019uomo \u00e8 dovuta principalmente alla contaminazione della catena alimentare. Sebbene tra gli alimenti imputati siano annoverati i vegetali e l\u2019acqua contaminati, le fonti di esposizione pi\u00f9 accreditate rimangono gli alimenti di origine animale, in particolare latte e derivati e carni, in cui numerosi studi hanno evidenziato la presenza di MAP in forma vitale. A questo proposito, diverse pubblicazioni hanno dimostrato che la temperatura di pasteurizzazione (72\u00b0C per 15\u2033) \u00e8 in grado di abbattere la concentrazione iniziale di MAP di almeno 4 logaritmi. La probabilit\u00e0 di sopravvivenza alla pastorizzazione \u00e8 quindi funzione della carica contaminante iniziale di MAP.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Breve descrizione della malattia La paratubercolosi \u00e8 una malattia infettiva e contagiosa che colpisce in particolare i ruminanti domestici e selvatici, ma il cui agente eziologico, il Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis, si \u00e8 rivelato in grado di infettare anche altre specie animali. 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