
L’afta epizootica è tornata al centro dell’attenzione a causa di nuove dinamiche di diffusione del virus che destano crescente preoccupazione. Tradizionalmente, nei Paesi endemici, si è soliti considerare la malattia come distribuita in “pool” geografici, ciascuno caratterizzato dalla presenza di specifici sierotipi. Negli ultimi anni, tuttavia, questa suddivisione si è rivelata sempre meno rigida. Sempre più frequentemente si osservano infatti incursioni di ceppi appartenenti a determinati pool in aree geograficamente molto distanti dal loro abituale ambito territoriale. Emblematico è il caso dell’introduzione in Nord Africa di ceppi provenienti dal Sud America, così come il più recente spostamento del sierotipo SAT 2, storicamente confinato nel continente africano, verso numerosi Paesi del Medio Oriente.
Attualmente, però, è il sierotipo SAT 1 a suscitare le maggiori preoccupazioni. Anch’esso, fino a tempi recenti, era considerato tipicamente africano. Da gennaio 2025 è stato segnalato in Iraq, Egitto, Kuwait, Turchia, Azerbaijan, Libano, Israele e Cipro. A metà marzo è stato inoltre isolato sull’isola greca di Lesbo, segnando un’ulteriore incursione del virus nel territorio dell’Unione Europea, con il coinvolgimento di bovini e piccoli ruminanti e un totale di 17 focolai.
Nei primi giorni di aprile, il sierotipo SAT 1 è stato identificato anche nella Cina nord-occidentale, nelle regioni di Gansu e Xinjiang Uyghur, al confine con la Russia. Attualmente risultano colpiti 219 animali, appartenenti a due allevamenti, per un totale di 6.299 capi esposti. La crescente dinamicità epidemiologica di questa malattia, associata ad una forte instabilità geo-politica di molti paesi, evidenzia l’importanza di mantenere elevati livelli di allerta, al fine di garantire una risposta tempestiva in caso di introduzione del virus.
