Malattia di Aujeszky del suino: conosciamola meglio

La Malattia di Aujeszky (MA) è una malattia virale a diffusione mondiale che ogni anno produce enormi perdite economiche nel settore suinicolo, in particolare in quei paesi dove la suinicoltura è altamente industrializzata. Proprio per questo motivo molti paesi hanno sviluppato dei piani di controllo e di eradicazione di questa malattia nei suini domestici. La malattia è letale per i carnivori selvatici (es. volpe, lupi, orsi) e il cane.

Pur essendo eradicata dagli allevamenti di molti Paesi Europei, ci sono sempre più prove che le infezioni nei cinghiali selvatici siano più frequenti e diffuse di quanto si potrebbe pensare.  I suidi, suini e cinghiali, sono gli ospiti naturali del virus e quindi unica fonte d’infezione della malattia per altre specie animali sensibili. Tutte le specie di mammiferi ad eccezione dei primati e dell’uomo, sono sensibili al virus, ma fungono solo da ospiti accidentali e fondi ciechi epidemiologici perché quando si infettano sviluppano una forma nervosa mortale ma non sono in grado di trasmettere l’infezione ad altri animali. L’uomo non è sensibile al virus, pertanto venire a contatto con animali infetti o con le loro carni, non comporta alcuna conseguenza. Al contrario, il morbo di Aujeszky è letale per i carnivori selvatici (es. volpe, lupi, orsi) e il cane.
Il passaggio dell’infezione tra suini e cinghiali è un evento che seppur possibile sembra non molto frequente. Questo dato viene supportato dalle differenze genetiche riscontrate tra i ceppi di virus che circolano nei suini domestici e quelli che circolano nei cinghiali.
Rimanendo nel mondo selvatico, il passaggio di questo virus ai carnivori predatori è possibile e potrebbe determinare la morte di specie di elevato valore protezionistico. Similmente, è possibile che i cani utilizzati per la caccia al cinghiale possano contrarre la malattia. Il contagio del cane avviene in generale per ingestione di visceri e/o per contatto diretto di ferite, tagli, graffi con un cinghiale infetto che però risulta difficilmente identificabile perché la forma clinica non è evidente. Nei cinghiali infetti il virus si può trovare transitoriamente nel sangue o nei visceri ma in seguito persiste in forma latente nei siti di latenza che sono principalmente i linfonodi (trigemino o il plesso lombosacrale) e le tonsille.
Nei cani si sviluppa una forma clinica molto grave preceduta da un periodo di incubazione che varia da 2 a 4 giorni. Gli animali presentano perdita di appetito, salivazione, vomito e difficoltà respiratoria, in generale senza febbre. I periodi di apatia si alternano a periodi di eccitazione. I cani mordono l’aria senza attaccare l’uomo. Diventano intimoriti e bevono eccessivamente acqua. In molti casi si possono osservare anche gravi forme di prurito accompagnato da automutilazione. La morte avviene in generale dopo 24-48 ore dall’inizio dei sintomi. I soggetti che hanno contratto il virus non possono però trasmetterlo ad altri cani.
Deve comunque essere sottolineato che non esistono trattamenti curativi, ma soltanto palliativi dei sintomi clinici e che non esistono vaccini specifici per proteggere i cani dall’infezione.
Dal punto di vista pratico, ciò che possiamo fare è evitare, per quanto possibile, il contatto dei cani con i cinghiali e soprattutto evitare di dare loro da mangiare carne cruda o visceri. Anche se il cinghiale non sembra malato c’è da ricordare che i cinghiali difficilmente manifestano forma clinica e che il virus normalmente persiste nei linfonodi degli animali infetti e perciò il consumo di carne o visceri crudi da cinghiali è estremamente rischioso.

Informazioni e approfondimenti presso il Centro di Referenza Nazionale per la Malattia di Aujeszky – Resp. Ana Moreno https://archive.izsler.it/izs_bs/s2magazine/index1.jsp?idPagina=388