Mixomatosi: il virus mutato che colpisce le lepri arriva anche in Italia

Per la prima volta è stata rilevata nel nostro Paese la presenza dell’ha-Myxovirus (noto anche come Toledo-MYXV), un ceppo ricombinante del virus della mixomatosi capace di infettare non solo i conigli, ma anche le lepri, specie storicamente colpita sporadicamente da questa malattia.

Il focolaio è stato individuato ad agosto in un allevamento di lepri della provincia di Padova. Il ceppo è stato caratterizzato geneticamente dal Centro di Referenza Nazionale per le Malattie virali dei Lagomorfi, con sede presso l’IZSLER di Brescia, laboratorio di riferimento WOAH per la mixomatosi. Le indagini epidemiologiche successive hanno individuato altri casi in lepri selvatiche negli Ambiti Territoriali di Caccia di Padova e Venezia, mentre dalla provincia di Rovigo arrivano segnalazioni di mortalità ancora da confermare in laboratorio.

Comparso per la prima volta in Spagna nel 2018 come esito di un evento di ricombinazione genetica, il ceppo si è progressivamente diffuso in Portogallo, Olanda, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria. L’arrivo in Italia conferma dunque un trend di diffusione già in atto in Europa da qualche anno.

La forma clinica è sovrapponibile alla malattia classica e si manifesta con lesioni nodulari su testa, occhi, naso, zampe e regione anogenitale, edema e congiuntivite che nei casi più gravi può portare a cecità, oltre a lesioni polmonari. Essendo il virus fortemente immunosoppressivo, favorisce spesso coinfezioni batteriche secondarie, che risultano frequentemente la vera causa di morte degli animali. La trasmissione avviene sia per contatto diretto sia tramite insetti vettori come zanzare, pulci e mosche, motivo per cui la malattia ha un andamento tipicamente stagionale. Non essendoci ancora immunità di popolazione, si può ipotizzare che serviranno dai 3 ai 5 anni prima di raggiungere una protezione diffusa nella popolazione selvatica.

La malattia può essere trasmessa anche alle popolazioni di coniglio, domestico e selvatico, con eventuali implicazioni di carattere economico ed ecologico. Inoltre, essendo annoverata tra le malattie di categoria E, è soggetta a notifica obbligatoria e sorveglianza secondo la normativa europea. Risulta dunque importante una sorveglianza attiva e passiva, tramite l’analisi di carcasse rinvenute morte e di campioni prelevati durante l’attività venatoria, in modo da monitorarne la diffusione e applicare tempestivamente le corrette misure di controllo.

Per approfondire: Mixomatosi nella lepre